I NONNI MATERNI
"Raffaele Nobile è stato un musicista appassionato e attento ed è stato un cittadino virtuoso: egli credeva forte in un arte che fosse disponibile anzi vivibile per tutti. Voleva che la Musica fosse patrimonio fin dalla culla per tutta la società compresi gli ultimi e i dimenticati e non solo il pubblico privilegiato di teatri e Conservatori.
Nel suo canto sono sempre presenti l’impegno civile e artistico. Io che sono coreografo ho lavorato con Raffaele Nobile a più progetti voluti da assessorati alla Cultura in Lombardia, terra amata da un attento e talentuoso abitatore del mondo, e ora dell’infinito. Mi associo con stima e gratitudine alla giusta richiesta di questo Comitato e ringrazio per l’attenzioneal ricordo di una musicista che non può e non deve essere dimenticato".
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BIOGRAFIA E DIARI

FREQUENTAZIONE DI MOSTRE D’ARTE POESIA, LETTERATURA, DANZA, COMPOSIZIONE TEATRO
Cineteca
Nobile, tra il suono e le immagini con abilità da "artigiano creativo"
"Nei film la musica è elemento narrativo"
Mi interesso di musica e immagine: ovvero delle connessioni esistenti tra ritmo sonoro e ritmo visivo, tra la musica e le arti espressive cercando di approfondire l'importanza storica, culturale e artistica di una colonna sonora apportata ad un testo filmico o teatrale".
Chi parla è Raffaele Nobile: ha trent'anni, la passione per il violino sin dagli anni del liceo, una laurea in agraria dimenticata nel cassetto. Alcuni anni fa ha deciso di occuparsi di etno-musicologia: "La cosiddetta tradizione colta è soltanto un aspetto dell'arte musicale . spiega . .Per questo, dopo aver scoperto jazz, pop e altri generi musicali extra - colti, ho intrapreso uno studio e una ricerca sulla tradizione legata alla musica popolare del nord Europa con particolare attenzione all'area del nord Italia.
Quando il suo interesse si è spostato al cinema?
"È stato un passaggio obbligato dal rapporto musica - immagine a quello musica - cinema. Così dopo essermi interessato per un breve periodo di animazione teatrale, ho preparato la musica per alcuni filmini girati in super 8. Da allora ho sonorizzato pellicole mute, prima, nel 1981, un ciclo di sceneggiate napoletane per la rassegna "Week-end a Milano" poi alcune puntate di "Storia del cinema" curate dalla Cineteca italiana, la rassegna "Erotismo muto" organizzata al Pierlombardo e, da ultimo, quella dedicata a "Gli uomini forti". Ora sto lavorando ad un programma per le scuole sempre curato dalla Cineteca, in cui verrà presentata ai ragazzi delle medie la "Storia del cinema tra Giolitti D'Annunzio e Mussolini".
Come viene effettuato l'intervento musicale su un film muto?
"Oltre alla visione attenta della pellicola è essenziale conoscere la storia del costume, le note di produzione, quelle di regia, la vita artistica e culturale dell'epoca in cui è stato girato il film.
Poi si prepara una scaletta dei pezzi musicali da interpretare. In genere le tendenze sono due: fornire un'interpretazione di tipo gestuale, dove la musica sottolinei, accelerando e decelerando, la mimica degli attori, oppure fornire un'interpretazione musicale più storica scegliendo musiche contemporanee all’uscita del film che si deve sonorizzare.
Quali erano i generi musicali utilizzati per le colonne sonore e quali i musicisti che componevano per il cinema?
"Diventavano accompagnamenti cinematografici le fantasie di opere liriche, le operette, le serenate, la musica di intrattenimento, i valzer.. Venivano suonate dal solo pianista oppure da un'intera orchestrina, a seconda dell'importanza della pellicola e del cinema".
Quanto agli autori?
"Sto cercando di approfondire il discorso storiografico sul rapporto musica - cinema. Sono tanti i musicisti celebri autori di colonne sonore, da Mascagni che ha composto per il film "Rapsodia satanica" a Pizzetti per "Cabiria", da Satie per "Entr'acte" a Saint-Saens per "L'assassinat du duc de Gruise" ma della loro produzione musicale per la cosiddetta "settima arte" non si parla mai".
Quale importanza riveste in un film la colonna sonora?
"La musica non è la vera protagonista di una pellicola cinematografica ma un elemento narrativo di cui comunque non si potrebbe fare a meno. All'epoca dei film muti non c'erano colonne sonore ma la musica era aggiunta per offrire uno spettacolo più ricco e divertente. Con l'avvento dei film parlato la colonna musicale è stata personalizzata al film ed è mutato anche il rapporto tra regista cinematografico e autore delle musiche".
Lei è un musicista, ma si considera più artigiano o più artista?
"Sono un artigiano creativo"
Il Giornale
Milano, martedì 3 aprile
Roberta Paséro
Antologia del muto…a suon di violino"
Milano (r.s.) Si inaugura oggi al Teatro San Marco il terzo ciclo di proiezioni della Cineteca Italiana. Alle ore 19.30, nel quadro di un più vasto programma dedicato alla storia del cinema, sarà presentata una ricca antologia di film muti italiani, da alcuni documenti di Vittorio Calcina su Papa Leone XIII.
Nei giardini vaticani (1896) ad Assunta Spina (1914), il film “realista” di Gustavo Serena con Francesca Bertini salvato dalla cineteca italiana negli anni Cinquanta.
La serata sarà arricchita da una “colonna sonora” interpretata dal vivo dal violinista Raffaele Nobile e dal chitarrista Lorenzo Torti.
La Repubblica martedì 5 aprile 1983 cartellone
La terza fase del cartello ’83 della Cineteca italiana si apre oggi con un significativo omaggio al cinema nostrano delle origini: 9 film muti, a partire dalle 19,30, tutti recuperati e salvati dalla Cineteca.
Muti ma non insonorizzati, i film saranno accompagnati da composizioni d’epoca eseguite da Raffaele Nobile al violino e Lorenzo Torti alla chitarra. In Via San Marco 2 (M.B.)"
29 e 30 settembre 1986
A Pordenone per le giornate del cinema muto. Spazi grandi fuori e dentro di me.
OPERETTA
L’operetta, genere di teatro musicale leggero nasce nella Francia del secondo Impero nell’ambito dell’ Opera comique teatro borghese di successo. È il 1855 quando J. Offenbach un musicista ebreo-tedesco trasferito a Parigi dona la musica ad una piece teatrale che rilegge in chiave parodistica e dissacratoria il mito di Orfeo, narrato in questo caso all’incontrario con i protagonisti in Orfeo ed Euridice come coppia annoiata del tran-tran quotidiano che volentieri vivono il rapimento all’inferno della sposa che a malincuore dovrà tornare abbandonando le creature infernali che ballano il celebre Can-can un Galop che caratterizza il genere musicale di Orfeo all’inferno la capostipite del mondo dell’operetta.
Verso la fine del sec. IXX però si affaccia nel repertorio operettistico un altro elemento musicale che ha in Vienna il suo baricentro creativo: i walzer. Ed è la grande famiglia degli Strauss ad entrare e portare nuova linfa in questo mondo con Johann Strauss figlio. Prima riluttante ed in seguito convinto a partecipare all’impresa Johann ci regala prima due operette di notevole suggestione musicale “Il pipistrello” e “Sangue viennese”. E siamo all’inizio del Novecento quello che potremo definire il momento d’oro dell’Operetta. Protagonista consapevole di questo è un musicista dell’impero austro – ungarico già compositore e direttore di bande militari, Franz Lehar che dà la musica ad una piece comico/satirica dal sapore del Vaudeville “ La vedova allegra” riscuotendo un successo planetario.
In questa evoluzione di stili musicali e vicende non poteva mancare l’Italia che sulla scena musicale europea ha giocato quasi sempre un ruolo di primo piano. La versione italiana dell’operetta si sviluppa in quella che abbiamo già definito “l’epoca d’oro” cioè i primi due decenni del Novecento ad opera principalmente di un personaggio che riassume in sé l’idea stessa di operetta così come viene intesa qui da noi: Carlo Lombardo. Questo musicista polivalente confeziona un tipo di spettacolo che nel suo genere si discosta dagli esempi operettistici stranieri finora incontrati, sia nella trama sia nell’uso delle musiche. I protagonisti delle storie non sono più nobili principi e aspiranti principesse ma personaggi comuni seppur caricaturali e buffi. Si rimane comunque in un quadro d’intrattenimento leggero sia nelle trame sia nelle musiche che si aprono a moduli di successo popolare dell’epoca con l’irrompere di mazurke polke, fox-trot e romanze melodiche. Abbiamo quindi “Il paese dei campanelli” “La danza delle libellule” “La duchessa del bar Tabarin “Scugnizza” del napoletano P. M. Costa, “Acqua cheta” di Pietri che si rifà ad un gesto, il conte di Luxssemburgo “sempre di Lehar” che entra addirittura nella produzione di Lehar adattando e rimaneggiando alcuni suoi lavori. Esempio eclatante il caso di “Donne viennesi”. Lombardo è anche autore di testi e realizza i suoi lavori collaborando con il violinista Ranzato. L’operetta italiana tuttavia incontra nel suo cammino il mondo dell’avanspettacolo caratterizzato su modelli musicali di ballo moderno, che ne condiziona pesantemente la messa in scena e gli ambiti fruitivi, intervenne anche nelle interpretazioni delle altre operette europee. Si assiste quindi ad una divaricazione tra gli allestimenti delle compagnie di giro simili per natura e possibilità economiche all’avanspettacolo, e quelli dei teatri stabili, più sostenuti ma molto più episodici, fatto questo che continuerà fino ai nostri giorni.
Nella seconda metà del novecento si assiste ad un rinato interesse verso l’operetta da parte di un certo tipo di pubblico, che rilancia alcune istanze di compagnie di giro a volte ospitate nella programmazione di teatri stabili, ma tutto questo ha rappresentato un fenomeno di “revival” di modelli e repertori operettistici del passato.
Se in Italia l'operetta incontra il mondo dell'avan spettacolo, altrove l'incontro avviene con il musical che gradualmente fagocita i repertorii e le pratiche operettistiche.
Le ultime operette assimilano agli schemi del passato come "Ballo al Savoy" di P. Abrahms o No no manette di V. Yourmeng hanno già il sapore del musical non un repertorio caratterizzante.
Aria
Le Onde del Danubio
Frou Frou
Fox Trot
Cigolettes
Al Cavallino è l'hotel più bel
Balla la giava
Canto d'amore indiano
Com'è bello guidare i cavalli
È scabroso le donne studiar
Fox delle gigolettes
Furbetta divetta
Luna tu (il fox della luna)
Ma senza donne
Mein Herr Marquis
Mi pare un sogno un'illusion
Napoletana
O fanciulla all'imbrunir
Rificolona
Se le donne vo' baciar
Sigismondo
Spesso a cuori e picche
Tace il labbro
Tu che m'hai preso il cuor
Una rondine non fa primavera
Vilja
Operetta
La duchessa del Bal Tabarin
Al Cavallino Bianco
Il Paese dei Campanelli
Rosemarie
Acqua cheta
La vedova allegra
La danza delle libellule
La Principessa della Czarda
ll Paese dei campanelli
La Principessa della Czarda
l Pipistrello
Al Cavallino bianco
Scugnizza
Frasquita
Acqua cheta
Paganini
Al Cavallino Bianco
Madama di Tebe
La vedova allegra
Il paese del sorriso
Scugnizza
La vedova allegra
Autore
Lombardo
Bernatzky ecc.
Lombardo - Ranzato
R. Friml
Pietri
Lehar
Lehar
Kalman
Lombardo - Ranzato
Kalman
Strauss jr.
Benatzky ecc.
Costa
Lehar
Pietri
Lehar
Benatzky ecc.
Lombardo
Lehar
Lehar
Costa
Lehar
Anni di sogno
Anni di polvere
Via Fiori Chiari
Interno. Scala ripida
piacevole tepore e poca luce. Sto scendendo
Luce diffusa inondazione di luce, vivere in una casa di vetro, pomeriggio luminosissimo è la fine di marzo, la fine di un mese inquieto ma non la fine dell'inquietudine.
Aprile arriva con la pioggia assieme a stranissimi colori di luce diffusa in un crepuscolo nascosto...
Pioggia amica delle piante scivola sul mondo di vetro involucro della solitudine
Suono gesto
Suono corpo
Suono oggetto
Labirinto di suoni
Estate arrivata in silenzio
estate difficile, il lavoro langue, falsi allarmi, strani incidenti, estate di luce estate verde estate inesprimibile estate prima del buio
23 dicembre 1985
Grande indecisione. Perché mai? Un altro anno sta per scivolar via, chiuso in questo dicembre nebbioso. Dove sono andate le sere così suggestive di questo mese? A metà pomeriggio risale la nebbia, un presagio non allegro delle difficoltà che mi aspettano.
24 dicembre
Ancora incertezza, non mi decido a partire. Freddo incalzante. Notizie non belle. "L’albero del canto" tarda a dare I suoi frutti. Nella notte invece vedo tante figure di piccoli abeti illuminati, sfogliando e risfogliando “Feria d'agosto” con i suoi racconti bellissimi.
25 dicembre
Un altro Natale.
Giorni di nebbia. Musica barocca nella sera, ed è una ricerca continua
Telefonate interlocutorie, bisognerebbe avere molti amici. Ma cosa ci aspettiamo dopotutto?
Il lavoro ristagna non è una bella sensazione. Propositi di razionalizzazione
29 e 30 dicembre
Si avvicina lo spettro di un 31 dicembre di disoccupazione, preoccupante presagio per il futuro, ma devo continuamente reagire.
31 dicembre
Angoscia.
1 gennaio 1986
Non so immaginarmi il nuovo anno che è già arrivato. Giornata di silenzio come sempre, e nella sera un momento di Musica minimale a Radio Popolare.
Ogni piccola cosa è uno stimolo, una frustata ma gli eventi si evolvono con una lentezza incredibile.
5 e 6 gennaio
Mattinate lente ed opache, sembra di essere chiusi in un involucro come crisalidi. Scoperta progressiva di nuove cose in "Feria d'agosto" e conseguente apprezzamento. Come ho potuto arrivare finora senza averlo letto? Forse un po’ della sofferenza e della gioia vengono divise e condivise da persone lontane nel tempo e nello spazio e ancora certe sensazioni non si possono esprimere. Proprio così, e questo se dovessi parlare di "Feria d'agosto".
Nella sera di Milano si stagliano poi figure luci e parole fuochi artificiali nella notte d’inverno, è molto suggestivo.
Mara mi prende il braccio e vorrei che questo incontro non si perdesse nella noia e nell’anonimato di sempre, vorrei che uscisse la vibrazione che abbiamo dentro, oltre i gesti stanchi e consueti. Chissà se qualcosa è cambiato in tanto tempo. Ne dubito.
7 gennaio
Sole e ghiaccio. Mattinata luminosa ma pigra, rimango a letto e non riesco a far nulla. Poi a Pavia, disagio nel camminare, freddo, insoddisfazione con una prova di forza disperata per continuare . Ci si aspetta sempre qualcosa. Presi in prestito tre libri che vado subito a divorare. Mentre scende la sera ripasso a matita un brano per quartetto d’archi che ho tracciato alla fine dell’83. L’ho chiamato "ESITAZIONE" e spero presto di utilizzarlo. Sono ansioso di sentire le caratteristiche formali e gli effetti.
8 e 9 gennaio
Attese interminabili e giornate di neve. Il brutto tempo mi mette più a disagio che in passato.
Il telefono rimane ostinatamente muto alle aspettative, alzo il ricevitore solo per ascoltare inezie. La sera di Milano è ancora triste con rovesci di acqua gelata. Iniziato un altro meraviglioso libro “Paesi tuoi” ne parlerò spesso.
La televisione in casa passa “Le porte de la nuits” di M. Carnè ed è ancora una profonda emozione.
11 gennaio
Ancora giornate fastidiose ma ogni tanto si profila la parvenza di qualcosa di buono. Bisogna ostinatamente sperare anche se è sempre più difficile. Tra ieri e oggi riflettevo su uno dei tanti aspetti del passare del tempo: ora che gli anni, i mesi, i giorni mi sembrano più corti riesco a sopportarli meglio quando trascorrono vuoti.
12 gennaio
Compleanno di Mitzi. Ricordo di un concerto.
14 gennaio
Risveglio agitato. Non dovrei mai salire su di un treno al mattino ma un’ansia malcelata mi spinge sempre sulla strada. Oggi poi è il giorno delle cose storte succede spesso di martedì, sono quasi tentato di desistere dai giri che mi ero preposto. VIVA MILANO ha cambiato veste e redazione, ne prendo atto in uno scantinato ristrutturato a nuovo come tanti, i ventricoli di Milano.
Giornata col sole che alle 17 del pomeriggio lascia il posto ai colori tenui di una sera incipiente che osservo dalla finestra nel suo gioco di sempre coi lampioni e le luci artificiali del boschetto di fronte; se osservo il prato coperto di neve ed i riflessi sull’orizzonte buio per un momento ho la sensazione che il mondo sia tutto dietro alle mie spalle.
16 gennaio
h.18 L’ESTRO ARMONICO di Vivaldi ascoltato guardando il cambiamento graduale dei colori del giorno e della sera. In questi ultimi due giorni ho ripreso due libri su esperienze teatrali degli anni settanta: quante cose mettono in movimento dentro di me. “Togliersi gli stracci colorati dell’ODIN TEATER e affrontare la cruda realtà di tutti i giorni. Tante frasi che rintronano nella mia mente. Il mestiere dell’attore, il pubblico ti deve venire a vedere perché tu gli comunichi una gioia che non riesce a trovare e quindi tutto te stesso deve comunicare questa convinzione. Portare il teatro nei luoghi “teatralizzati”.
Candore giallo con musiche di mare, tradimenti buio, luce, movenze, immagine in movimento Italia attraversata in lungo e in largo piazze, scuole, cantine e ora sembra quasi tutto un sogno.
Ritornando alla situazione attuale ho la sensazione che questo non sia un vivere ma un continuo trascinarsi.
17 gennaio
In fin dei conti non è proprio una giornata sfortunata, ve ne sono e ve ne saranno di peggiori. Nel pomeriggio rintronato dai rumori del traffico metropolitano ed immerso nel colore grigio chiaro bevo un tè eccezionale.
18 gennaio
Giorno limpido. Leggo il NICE-MATIN che ho raccolto in treno e come al solito stride il contrasto tra i fotocolor della Cote d’0Azur che vi trovo e la realtà dei nostri giorni invernali che mi piacciono meno di un tempo così come mi piace meno Milano e le sue zone periferiche dove m’inoltro tra le 8 e le 9 di sera. Grandi spazi, torri, casermoni, alveari noioso parcheggio di umanità con sensazioni di artificiale, anche le chiese rispondono a questo gusto.
19 gennaio
Il tempo corre veloce. Una visita gradita Anna con il suo organetto l’ultimo dei tanti che hanno suonato nella mia stanza, un giorno forse raccoglierò in una scatola magica tutti i suoni appiccicati alle pareti. La sera poi una telefonata lontano carica di emozioni e significati ma riesco solo a spiaccicare quattro parole mentre Christiane parla parla e mi conferma le mie sensazioni sul tempo che corre veloce.
28 gennaio
Ritorno a scriverti dopo un po’ di giorni, durante i quali come al solito è stata una ridda di immagini, persone volti voci senza però che siano avvenuti cambiamenti sostanziali della situazione che ben sappiamo. Ripenso con piacere all’incontro con Gaslini della scorsa settimana un’occasione stimolante che dovrebbe avvenire più spesso anche con altri artisti.
Ho cominciato quindi un lavoro su due parti della Suite lavoro che spero di rendere presto pubblico assieme ad altre cose del mio piccolo bricolage compositivo quasi quotidiano. Da un altro punto di vista invece continuo a ricevere sensazioni negative riguardo ad altri aspetti del mio lavoro che non fanno altro che confermare molte mie già acquisite impressioni. Purtroppo ho un senso acuto di certe cose e non saprei se parlare di “sfortuna” o ritardo cronico o realtà bizzarra e scorretta.
Febbraio
Un inizio molto freddo anzi freddissimo e poche suggestioni. Devo purtroppo ancora parlare di sfortuna per non dire peggio, ma sarà poi vero? La vita comunque continua in una dimensione a dir poco contradditoria: da una parte la lentezza enorme del lavoro e degli eventi creativi, dall’altra un vortice di tempo che ti trascina e ti disorienta senza che tu te ne accorga.
11 febbraio
Verso le 18 ascolto J. Surman alla radio definito “un poeta della solitudine”. Non so quanto calzi l'idea definizione ma il suo sax soprano staglia delle frasi corte e piene di tensione su una base di tastiere elettroniche vagamente arpeggiante. È una musica molto interessante.
20 febbraio
Una frase mi colpisce da Radio Popolare: “ grande folla solitaria nei locali del Giappone” odierno e americanizzato. Sto tentando anche di ricordare alcune belle espressioni delle poesie sentite le sere scorse.
21 febbraio
Nebbia.
Fine febbraio
Pomeriggio a Milano con sole ma un freddo ancora intenso che non mi lascia neppure all’interno.
Discorsi sul teatro e sul mestiere dell’attore. Passaggio dal teatro di movimento a quello di parola. Ma anche la parola è movimento, è danza e viceversa. Anche il “mimo” parla. Il teatro è un’istanza per la quale esiste un rapporto diretto e totale tra idea e successiva realizzazione. Testo costruito progressivamente e successive elaborazioni in scena degli attori, fino ad una stesura autonoma e definitiva. Training sul corpo eredità dell’Odin Teater
Aprile
Il tempo come al solito scivola veloce ed io non ho più scritto nulla. A marzo ho sentito molte cose cercherò di ricordarle nei prossimi giorni. Questa sera F. Litz alla televisione con Giochi d’acqua…Chaier de pelrinage ecc. strutture estremamente ravvicinate che si rincorrono …un nuovo pianismo soprattutto per il momento (anni 30/40 del secolo scorso) indirizzo non seguito da Chopin né da Shuman. Confronti ed osmosi con l’arte figurativa italiana influenza su altri musicisti: Saint-Saéns e francesi, i Cinque e verso i futuri Debussy Ravel e Bartok.
Giugno
È incominciato male. La mia nonnona se ne va. Non siamo noi che ti abbandoniamo sei tu che ci lasci. Non voglio più vederti così. Non voglio assistere ogni giorno allo spettacolo della sofferenza. Mi lasci un vuoto terribile incolmabile ancora più incolmabile di qualsiasi altro perché così particolare. Ma la vita non si ferma. Il mio mare d’inverno ne è diventato il simbolo in questi giorni. Ti scrivo da uno dei tanti camerini di teatro che incontro tra gente che parla molto, e tu sei agonizzante lontano. Mi manchi infinitamente, ma perché te ne vai, perché mi abbandoni in questo mondo ostile? Ma niente e nessuno può fare niente.
Estate 1986
La bella estate rimane sempre un sogno, un desiderio di noi eternamente giovani. Un desiderio che non si realizza mai. Ma nonostante ciò qualcosa cambia, anche molte sensazioni interiori. Tra l’altro mi trovo a dover gestire il vuoto che la mia nonnona mi ha lasciato, è una nuova sensazione imprevedibile, chi l’avrebbe mai detto solo pochi mesi fa.
I sogni se non si realizzano sono inutili (Les heritieres) Film ungherese
La bella addormentata 1942 (Colonna musicale (?)
Lo spettacolo della festa è finito. È il momento di cominciare un altro grande spettacolo con la vita ed i giorni. Vorrei essere un clown.
29 agosto mattino chiaro.
Settembre
Il linguaggio dei luoghi RAI1
Pianura Padana: esaltazione dell’orizzontalità
Luce diffusa e morbida in cielo.
Ghiacciai acqua, fiumi canali. Linguaggio verde e scritto d’acqua.
Concerto di campane. Mantova conchiglia piena di cose preziose
“Venezia ha cominciato a morire nel momento in cui è nata. Precarietà immortale”.
Amy Hempel scrittrice americana
Ottobre
Non riesco più a tenere il diario le cose si susseguono e mi spazzano via.
Sembra sempre di essere daccapo di dover ricominciare tutto. Dove sono andati dieci anni di lavoro e tanti riconoscimenti?
Sono già quattro mesi che non ho più la mia nonnona che angoscia, che vuoto terribile mi manchi in modo incredibile come la luce dei giorni che si stanno accorciando sempre più per invitarci nel mondo delle tenebre.
Respighi- Quartetto Dorico
Riferimenti alla tradizione.
Uso particolare delle tonalità.
Feste romane Cromatismo e grandi sonorità
(non posso andare oltre)
Il Corriere della Sera
Martedì 30 dicembre 1986
Concerti a domicilio eseguiti dal duo Raffaele e Giuliano
E i musicisti arrivano a casa come ai tempi di Shubert
“Per carità, non confondeteci con i posteggiatori napoletani”, dicono rabbrividendo ,Raffaele e Giuliano, rispettivamente violinista e pianista- chitarrista. Inventori milanesi della “Haus Musik”, dal sapore mitteleuropeo. “Piuttosto ci configuriamo come un servizio sociale”, dettaglia, con optional di citazioni Raffaele. Giusta una torta Sacher e poi, in frac, si butta a suonare un valzer viennese, il Tema di Lara, Exodus, le musiche di Morricone, “Fin che la barca va” della Berti e qualche motivo da operetta.
Un concertino in piedi accanto al buffet, un’altra sosta con torta mitteleuropea, un bicchierino di elisir, un sorriso di qualche “deb” e ancora musica fino all’alba, come nell’800 carbonaro. Il salotto dove suonano è privato, sono stati “noleggiati” per dare un sapore di Belle Epoque alla festa di laurea della contessina figlia unica dei padroni di casa. Il giorno dopo li attende un concerto in un salotto sulla Costa Azzurra per il compleanno del figlio di un’industriale brianzolo. “Siamo saltati fuori in frac da un grande torta di pan di zucchero” racconta Raffaele – poi, mentre stavo bevendo una coca-cola, mi si è avvicinato un monsieur che gentilmente m’ha messo nel bicchiere due franchi”.
Suonano valzer, tanghi, mazurche, lenti: si chiamano “Caffè concerto” ed hanno in repertorio operette e musiche da film, canzoni dei Beatles e dei Beach Boys, Bob Dylan e monferrine, gighe, rondò e Celentano, i paraponzipò d’osteria e Brecht. Li chiamano da un paio d’anni negozi e salotti-bene, show room e associazioni di categoria, per allietare feste e inaugurazioni: “Vogliamo riallacciarci alla tradizione dei concertini della Belle Epoque a Vienna, quando in tutti i bar c’erano suonatori come noi. Questo succede ancora a Venezia. Ma vogliamo ricreare anche l’atmosfera della Haus Musik, dei tempi di Shubert: la musica nell’800 era diffusissima nelle case private”, spiega Raffaele Nobile (rintracciabile al telefono 0383-40173), ricercatore di musica popolare di Voghera e violinista in frac.
Lo chiama un commerciante, per inaugurare un negozio di scarpe: il menu musicale comprende maratone di valzer di Strauss e tanto Celentano. Per un negozio di pelletteria, si va sul liscio e sulle monferrine. Per una festa di un magistrato che compie gli anni, con cena e cameriere il duo “Caffè concerto” ha proposto recentemente canzoni dei “Ricchi e poveri” e il finale del ballo Excelsior. Tutto “Al Bano e Romina” per i neo-salotti letterari, e per le debuttanti new-romantic, molta Vienna con Marcia di Radetsky da ascoltare immobili accanto al buffet.
Claudio Bernieri
Dicembre
Un anno è passato e non è cambiato nulla.
Non ho quasi più il coraggio di scriverti, ti ho trascurato così tanto. Non è stato un anno bello il 1986 con tutte le difficoltà che continuano e la dolorosa dipartita delle persone a noi care.
I problemi di lavoro si dilungano terribilmente e scandalosamente. Anche quest’anno è venuto a trovarmi lo scricciolo e saltella sulla magnolia davanti la mia finestra: caro scricciolo minuscola luce nel buio dei miei inverni continua a regalarmi le note acutissime dei tuoi cinguettii, ti voglio un mondo di bene, grazie per la tua esistenza. Vorrei fare una casa per ospitare tutti gli uccelli, ma non una gabbia, una casa a loro misura dove possono venire ed andarsene a piacimento e, sempre liberamente donarmi un poco della loro piccola rara felicità.