I NONNI MATERNI
"Raffaele Nobile è stato un musicista appassionato e attento ed è stato un cittadino virtuoso: egli credeva forte in un arte che fosse disponibile anzi vivibile per tutti. Voleva che la Musica fosse patrimonio fin dalla culla per tutta la società compresi gli ultimi e i dimenticati e non solo il pubblico privilegiato di teatri e Conservatori.
Nel suo canto sono sempre presenti l’impegno civile e artistico. Io che sono coreografo ho lavorato con Raffaele Nobile a più progetti voluti da assessorati alla Cultura in Lombardia, terra amata da un attento e talentuoso abitatore del mondo, e ora dell’infinito. Mi associo con stima e gratitudine alla giusta richiesta di questo Comitato e ringrazio per l’attenzioneal ricordo di una musicista che non può e non deve essere dimenticato".
VIDEO
CARNEVALI FESTE POPOLARI E DANZE
IL MONDO ALLA ROVESCIA
Il mondo alla rovescia. Era questa una delle varie definizioni “accessorie” diremmo, che tentavano di spiegare i reconditi significati del Carnevale o perlomeno di parlarne.
Indubbiamente il tentativo di costruire e vivere una situazione antitetica a quella reale è stato un filo conduttore che ha accompagnato lo sviluppo ed il definirsi dell’epopea carnascialesca a partire addirittura dagli antichi saturnali, intendimento connesso anche a contingenti e perpetui motivi di scontro sociale tra classi dominanti e subalterne del quale il carnevale rappresenta forse un’allegoria.
Crediamo comunque che questo aspetto non sia l’unico e che ci troviamo di fronte ad una realtà molto sfaccettata con aspetti tante volte magici e misteriosi. Prendiamone in esame qualcuno. Innanzitutto la maschera ed il travestimento che tanta parte hanno nel definire il carnevale come uno spettacolo della “cultura dell’immagine”particolare questo comune in tutti i tempi dal Mediterraneo al Nord Europa.
La maschera non è solamente il modo di occultare o falsare la propria persona ma è l’espressione di volta in volta di personaggi significativi. Si nota, quasi onnipresente, una contrapposizione tra i “belli” ed i “brutti” contrapposizione che può essere letta in termini sociali (differenza tra ricchi e poveri) oppure filosofici e cosmologici (lotta tra il bene ed il male). A Schignano in Val d’Intelvi (CO) paese in cui sopravvive la la celebrazione di una carnevale suggestivo e legato alla tradizione, l’espressione del volto delle maschere è una fatto di primaria importanza e sott’intende anche ad un lavoro creativo legato all’artigianato del legno, elemento col quale esse vengono costruite con un procedimento di scultura. Sempre in questa località troviamo nei costumi un elemento che ci porta ad ulteriori osservazioni. Ad aprire il corteo mascherato sono due personaggi distinti dagli altri per comportamento ed abbigliamento: essi vengono chiamati “zappatori” (traducendo dalla voce originale). Sono vestiti con un copricapo di pelo di pecora ed un giaccone dello stesso, hanno il viso annerito e portano grandi barbe e baffi finti; oltre a ciò si coprono le gambe con ghette di tela e, procedendo con passo marziale sorreggono sulle spalle delle false ascie di legno. Tali figure sono direttamente riconducibili ai sapeurs degli eserciti napoleonici un corpo di avanguardia logistica. Come queste molte altre figure dei vari carnevali sono legate ad eventi storici che hanno interessato da vicino o da lontano il nostro paese, come Sampeyre (CN) S. Giorgio (TO) od Ivrea che ci riporta alla Rivoluzione Francese dove nella “battaglia delle arance” del martedì (tra nobili e popolani) chi non indossa il berretto frigio viene bersagliato da violente e ripetute scariche di arance (provare per credere!). Altre manifestazioni stanno tra la storia e leggenda come nel caso della “Lachera” di Roccagrimalda (AL) dove la rappresentazione di un combattimento mimato e danzato (con richiami alle antiche danze delle spade) si vuole celebrare una rivolta popolare contro il tiranno e signore del luogo, il Malaspina che pretendeva lo Jus primae noctis dalle donne appena sposate. In altri luoghi ancora si sconfina addirittura nel mito come nel caso della Sartiglia di Oristano, grande espressione carnevalesca arcaica, dove le maschere bianche che coprono i volti di alcuni personaggi hanno degli inconfondibili tratti femminili fatto questo molto singolare in tali rituali che ci potrebbe portare ad una celebrazione primordiale di una dimenticata civiltà matriarcale o alla grande madre Terra. Tutto ciò per dire che la tradizione non è statica ed inquinabile ma risente dei mutamenti storici ed antropologici, fatto questo da tenere sempre presente allorquando si trattano argomenti di questo tipo: anche nelle sue figurazioni il carnevale è un condizionato da eventi che via via si sovrappongono, e, guarda caso, gli aspetti più arcaici li troviamo principalmente nelle zone in cui, per motivi diversi, la civiltà tecnologica e dei mass-media ha
volti anche contraddittori con una dinamica a larghi tratti comune un po’ in tutta Italia che vedremo di riassumere brevemente. Oltre al già citato mascheramento domina una filosofia di tendenza agli eccessi, ad evadere la norma della vita quotidiana sia essa di tipo comportamentale o alimentare od erotico con un conseguente tentativo di ribaltamento dei ruoli, tante volte fine a se stesso. Componente basilare di tale dinamica è la lotta tra due entità opposte: una brutta deforme, terrificante e nera che può essere il male il diavolo, la morte; l’altra bella, bianca che potrebbe essere il bene o la vita oppure la “norma quotidiana” in un dualismo esasperato che se da un lato ci porta ad un gusto un po’ manicheo dall’altro si collega ai riti pagani della morte e della resurrezione (nel ballo della Povera Donna del carnevale di Cegni (PV) si risorge al cambio della struttura musicale) riti a cui il cristianesimo si è sovrapposto per toglierli da un’ottica di cosmologia naturalistica. Fatto celebrativo e in certo senso descrittivo è il corteo mascherato all’interno del quale convergono sia gli elementi figurativo/espressivi (personaggi, stati della società) sia la vera e propria drammatizzazione e gestualità dei vari ruoli che a volte coinvolge anche il pubblico. In seguito il corteo ci porta alla morte del carnevale, il quale assume quasi sempre le fattezze di un fantoccio antropomorfo che viene bruciato a suggellare così il ritorno dell’ordine sulla trasgressione.
La cultura degli anni ottanta, soprattutto nelle grandi città ha tentato di rilanciare il carnevale dopo un lungo periodo di oblio. La cosa ci sembra positiva in particolare se si riesce a cogliere ed a gestire lo spirito creativo che tale evento ha sempre manifestato; quel che è certo è la mancanza di qualsiasi collegamento tra quanto finora è stato detto ed il presente, del carnevale come festa pagana di cultura visiva riferita però ad una civiltà contadina e non a quella attuale che della cultura visiva ha certamente un’altra accezione. Quindi bene la riscoperta della festa, bene gli spettacoli (soprattutto se democraticamente gestiti) sperando che questa nuova cultura contribuisca a combattere sia la immagine consumistica sia le piccole e grandi violenze gratuite cose a cui purtroppo dobbiamo assistere negli ultimi tempi nelle nostre città e che nulla hanno a che fare con il carnevale.
TESTIMONIANZA RAFFAELE SU VIOLINISTI DI BAGOLINO (CARNEVALE) MUSICA POPOLARE CONTRO GLI ACCADEMICI DEL SUO CONSERVATORIO.
Il modo di suonare dei violinisti di Bagolino ricorda da vicino quello dei francesi stranamente e falsamente secco/delicato. Sono le musiche italiane (questi ball) che forse più di altre offrono una stretta soluzione di continuità stilistica con la tradizione francese. Forse vi è stato in passato un travaso più diretto di quel che pensiamo. La ritmica che questi suonatori esprimono ti coinvolge internamente non solo come fatto materiale di danza ma come una sensazione di una precisione naturale che non si pone come teorizzazione “a priori” di misure che possono spaventarti o come forzatura accademica.
L’incontro con la musica popolare è per me la scoperta graduale di un artigianato che si serve di elementi preziosi senza complicarli senza crearti un’angoscia che sembra il prezzo da pagare solamente per accostarsi ai “parametri” della musica colta. Non è un discorso di faciloneria. Quella stessa faciloneria di cui sono stato accusato da coloro che mi hanno esaminato al conservatorio la rigetto contro di loro, contro il modo statico e asettico col quale si pongono in tutta la loro esperienza musicale di fronte al materiale che non interiorizzano e non modificano, che non fanno vivere.

ROCCAGRIMALDA carnevale
Raffaele ha frequentato per tanti anni Roccagrimalda, suonando e guardandosi attorno in questo allegro carnevale, buona parte dei presenti ormai lo conosceva ed erano animati da sentimenti di grande amicizia. Qui è rappresentato in una delle sue suonate con il costume che gli era stato proposto. La serità nell'esibizione era una caratteristica a cui lui non rinunciò mai.
Mi ha raccontato e fatto vedere il treno che lui prendeva, le corse che affrontava e tutti i rischi corsi nel perderlo. Quante avventure, quanti rischi oltre all'allegria che la festa trasmetteva.
L'ingresso a Roccagrimalda coincideva con la "questua delle uova o dei prodotti alimentari" ricordo i salumi o specialità analoghe. Raffaele ed altri due o tre musicisti seguivano o anticipavano il corteo, poi veniva la sosta sul luogo raggiunto ed anche lì continuavano a suonare, poi si visitava un altro luogo poi un terzo poi un quarto.
I PERSONAGGI A ROCCAGRIMALDA VEDI SUNTO DELLA FESTA
ognuno aveva il proprio incarico, la propria funzione. I costumi non differivano quasi mai rispetto all'anno precedente erano tutti molto luminosi, sgargianti nelle loro fioriture, tutto era maestoso.
DANZE
IL MONDO POPOLARE
Parallelamente all'evolversi della tradizione musicale colta, si è sviluppata in Europa, fin da prima del Barocco, una cultura musicale delle classi subalterne con spetti strutturali molte volte autonomi e improntati ad un itenso processo di scambio, differenziato a seconda dei momenti. Si hanno quindi determinate fasi di espropriazione da parte della cultura dominante di materiali popolari, reinvestiti e rimaneggiati con intendimenti e parametri diversi; in altri, il permanere della musicalità popolare di forme che erano state usufruite dalla musica colta con linguaggi differenti. Bourrées, gavotte, gighe ecc. sono forme di danza elaborate musicalmente con aspetti anche virtuosistici dai compositori del barocco; esse sono tuttavia rimaste nell'uso popolare che le ha interpretate a proprio modo con una valorizzazione maggiore dei ritmi e delle strutture di base. La danza ha pure seguito questo destino organizzandosi attorno ad alcuni movimenti fondamentali ai quali si sono accompagnati altri che, cosa comune in questo ambito, differenziavano l'esecuzione a seconda delle situazioni e dei luoghi di provenienza,
Nel norditalia in specifico troviamo aree legate all'uso di particolari strumenti e forme di danza che hanno radici in un passato anche colto. E' il caso dell'Appennino emiliano con l'uso del violino ed altri strumenti a coda che presenta balli come il Ruggero, il Bal di Mantova, il Bergamasco ed altri, i cui temi risuonano a tratti in lavori di musicisti del 600 - 700, oppure sull'Appennino pavese - alessandrino che vedeva il iffero, sorta di oboe popolare a metà strada tra la ciaramella e la bombarda, animare monferrine, gighe, periguerdini che recano ancora l'impronta di un'antica struttura modale, oppure ancora la "Lachera" sorta di rappresentazione mimata e danzata con musica, tra celebrazione popolaresca e accenni ad antiche danze delle spade.
Presentiamo ora alcune danze europee viste sotto l'aspetto strutturale e dell'esecuzione pratica, nella convinzione che però la mediazione grafica può solamente offrire un aiuto e non sostituire l'apprendimento diretto e lo sviluppo dell'animazione che dovrà tenere conto della situazione in cui si svolge.
La danza è sempre stata considerata la somma fra le arti. Nella danza è racchiuso il supremo anelito dell'uomo a trasmettere la gravitò che lo lega alla terra per spaziare in quell'armonia spirituale, dove sogno e fantasia divengono forze creative.
Nel corso della storia registriamo a mutamenti quasi vorticosi e nel "tarantismo" smania di movimento originatesi, pare, dal morso di un ragno delle Puglie, per mezzo di salti violenti di una danza meridionale, dallo stesso nome detta "tarantella", si può trovare sfogo e beneficio. La tarantella è anche danza di corteggiamento, pregna di significati sessuali.
Nel periodo prima dei "trovatori", poeti fioriti nelle corti feudali di Provenza, tra il sec. XI e il XIV, erano nate le "ballate", motivi che esprimevano imprese eroiche, cantate o danzate senza strumenti musicali. In contrapposizione con la danza "a solo" del giullare, queste forme di danza sono invece popolari e di società. Nel periodo trobadorico è molto in voga la danza a coppie singole. A questa si affianca la "caròla", danza collettiva, dal latino "corolla".
Il danzatore professionista era stato finora un mimo ambulante, un giullare di poco conto. La figura del maestro di danza ota acquista risalto: egli accompagna il principe, è cerimoniere nei matrimonii a venezia. Gli Ebrei primeggiano fra tali maestri.
Insieme ai maestri di ballo, vediamo nascere anche una teoria dell'arte della danza. Il primo, che ne fà un trattato scritto, è Domenicano di Piacenza. Ora che la danza è passata a regole scritte, ogni spontaneità scompare; si avverte una netta divisione fra danza di corte e danza popolare.
La "basse dansa", la "bassadansa", è la regia delle danze: è una danza di corte. Riguardo alla musica, eseguita da più suonatori, per la bassa danza si hanno gruppi di strumenti: zampogne e trombe, liuto arpa e tamburo.
Il "saltarello" (in spagnuolo "alta danza") era una danza vivace, eseguita a passi doppi; divenne il completamento della "basse danse".
La "moresca" è una delle danze del XV secolo più citate: essa esprime la memoria romantica della dominazione araba nell'Europa meridionale. Si presentava in due modi diversi: solista con coppie, o a gruppi; tema: combattimento con la spada fra Musulmani e Cristiani.
L'esigenza di classificazione invade anche il mondo della danza. Vengono rifiutate tutte le forme di carattere misto. I giovani possono invece sbizzarrirsi in danze più animate. La regina diqueste è la "gaillarde" . Accanto alla gaillarde vi è la danza popolare in gruppo, a catena, detta carola e ora "branle des lavandières (lavandaie) branle des pois (piselli), des sabots (zoccolanti), de Bourgogne (Borgogna).
Nel branle i danzatori si tengono per mano: le coppie compiono movimenti laterali su un fronte aperto o in circolo chiuso; spesso la danza comprende una pantomima.
in Auvergne (Francia) si ha la "bourrèe", di cui esistono molte variazioni. Si balla fra due file, ancora oggi, uomo e donna di fronte.
In Italia c'è la "gagliarda" e in Germania "l'Allemande".
La "Pavane" spagnola, con la sua foga pantomimica, conquista la Francia.
Anche la "sarabande" e la Chaconne", danze meticce esotiche dell'America centrale, si diffondono rapidamente. In questo periodo vi sono modificazioni profonde anche nei passi. Una danza contadina del Poitou porta all'esaltazione il pas coupé (passo tronco) nel "minuetto".
Nell'epoca del minuetto, 1650 - 1750 anche la danza subisce profondi cambiamenti, scompaiono i caratteri romantici e folcloristici, come pure le vivaci forme di movimento. Anche il "branle" e la "courante" a Versailles non hanno alcun ricordo campestre.
La danza popolare a catena viene cancellata, così pure il passo saltato "salterello"
FARANDULA
Danza di origine provenzale, con una struttura melodica assimilabile ad un'area molto più vasta, che si balla riproducendo la classica figura a "serpentone" con i ballerini che si tengono per mano e avanzano a passo terzinato marcando i tempi forti della musica.
SCOTTICHE
Tipica di alcune regioni del centro Francia, sulla cui struttura/base vengono costruiti svariati spunti musicali, viene ballata a coppie e si divide in due parti: nella prima le coppie dei ballerini, uno di fronte all'altro, compiono quattro passi saltellati verso destra e ritornano nella posizione di partenza. Il tutto per due volte.
Nella seconda i passi in tale modo saranno due a cui seguiranno quattro passi saltellati in modo accentuato girando in tondo su se stessi e ritornando nella posizione iniziale, il tutto per due volte. In linea di massima i passi vengono fatti su ogni quarto del ritmo musicale.
BRANLE DE POIS
Danza di origine antica che presenta molte soluzioni coreutiche. La disposizione di partenza è a cerchio, si fanno quindi quattro saltelli a passo incrociato due a sinistra e due a destra alternativamente. Nella seconda parte si dovrà saltellare senza spostarsi in modo alternato maschi e femmine con questo schema: 1M 1F 2M 1F 1M 2F
Si chiude con un cenno di saluto reciproco di ogni coppia.
BALLO DI MANTOVA
E' un'aria che si è mantenuta quasi intatta dal pariodo barocco. Ha vissuto sotto una particolare interdizione da parte della Chiesa in quanto collegata ai riti della morte e resurrezione dal punto di vita pagano - popolare. La danza si svolge infatti con un ballerino che si finge morto e gli altri gli ruotano attorno cercando di stimolarlo al risveglio toccandogli varie parti del corpo, quando la musica passa dal minore al maggiore il finto morto si risveglia e balla insieme agli altri.
Da "La non-libreria.
Centro della nuova Era
Viale Bianca Maria, 18 -Telefono 02 / 783897
I Concerti della Non - Libreria
DOMENICA 9 FEBBRAIO 1986 - ORE 21
"MUSICHE DALLA TRADIZIONE POPOLARE EUROPEA"
Concerto di Raffaele NOBILE (violino)
con
Fabio DI STEFANO (chitarra)
Patrick DE FRANCE (Oboe)
RAFFAELE NOBILE, che ha partecipato a numerose rassegne e festival internazionali, è un giovane musicista che ormai da anni si dedica ad una ricerca originale sulla tradizione della musica popolare del Nord Europa con particolare attenzione al Nord Italia, il cui risultato è apparso nel recente LP "L'albero di canto".
Il materiale presentato, elaborato seccondo le esigenze attuali di fruizione da parte del pubblico, si incentra sulla figura del violino come strumento molto usato in tutta la tradizione popolare europea con modi anche diversi tra loro, e siul tentativo di costruire attorno a queste musiche un tipo di ascolto creativo che le valorizzi per le loro caratteristiche strutturali-musicali e non solamente per una mitica quanto a volte mistificnte funzione socializzatrice.
I pezzi presi in considerazione venivano utilizzati per la maggior parte come musica da danza nell'Italia sttentrionale prima della scomparsa della civiltà contadina, e sono in specifico forme di "furlana", "roccastalda", "lombardina", "salterello" (Appennino emiliano), "balfrances", "giga" (Lombardia), "monferrina", "alessandrina", "corrente" (Piemonte), che tra l'altro presentano collegamenti con la tradizione musicae colta del Secolo XVI e del Barocco.
In collaborazione con discount music center - Milano Viale Monza



TEATRO
Nella cultura popolare permangono momenti e testimonianze espressive ereditate da una ritualità arcaica che ha accompagnato la nascita del teatro e la sua evoluzione verso la sua sfaccettata immagine attuale. La tradizione popolare ha conservato nelle sue manifestazioni espressive celebrazioni feste calendariali ballad - Theatre ed altro;.
Tracce dei rito primordiali che sono stati alla base della nascita del teatro stesso.
La conoscenza di questi elementi può rappresentare un percorso formativo nel campo dell'espressione e degli studi teatrali e uno stimolo a misurarsi con una creatività che utilizza moduli ed istanze espressive di linguaggi diversi (teatralità, narrazione, musica, movimento comunicativo del corpo, utilizzo di materiali ecc.)